Comune di ROSSIGLIONE


 

 

 ASPETTI NATURALISTICI DI ROSSIGLIONE

Testi ed immagini  Prof. Renzo Incaminato 

Alcune delle immagini relative alla fauna sono state realizzate dal Prof. Gianni Carrara 

 

La Val Berlino     (Ross. Sup.)

 

La flora e la fauna sono già descritte nella loro situazione generale nella zona montana dell’Ovadese (vedere in proposito  http://accademiaurbense.interfree.it/VegFloreOv.htm).

In questa sede si vuole prendere in considerazione specificatamente e  mettere  in risalto le

 notevoli e importanti valenze naturalistiche della valle Berlino

Il torrente Berlino si getta nello Stura proprio a Rossiglione proveniente dalla direzione Est. Nonostante il suo breve percorso possiede un bacino imbrifero abbastanza considerevole con numerose sorgenti e tanti corsi d’acqua suoi affluenti.

La valle subito è stretta, poi man mano che si sale si allarga a sinistra, nel suo versante esposto a Sud cioè quello sotto il crinale che va dal monte Colma al Bric Ciapassin, in un sistema di vallicole laterali aperte. Invece a destra il suo versante esposto a Nord è in forte pendenza ed è situato sotto il crinale che va dal Bric Valcalda, al monte Bellavista fino al monte Pracaban; comunque anche in questo versante troviamo corsi d’acqua notevoli come il rio Testaquara e il rio Lavazzei.

L’ambiente naturale risente della civiltà silvo-pastorale sviluppatasi fino a circa 50 anni fa. Numerose erano le cascine con gli aberghi o seccherecci (caratteristiche costruzioni atte per fare seccare le castagne e quindi conservarle); il castagneto da frutto era molto diffuso e curato. La faggeta nella parte alta della valle e il querceto nella parte medio nassa furono in gran parte tagliati per fornire legname ai cantieri navali della Repubblica Marinara di Genova ma anche per instaurare la coltura del castagneto e prati per il pascolo e per coltivare qualche cereale.

 

VEGETAZIONE E FLORA

 

Lungo i corsi d’acqua nella bassa valle troviamo il salicone (Salix caprea), il salice bianco (Salix alba), il nocciolo (Corylus avellana); poi salendo notiamo anche l’ontano nero (Alnus glutinosa) e il carpinello o carpino nero (Ostrya carpinifolia).

All’inizio della valle, sulla sinistra, si sta estendendo la robinia o acacia (Robinia pseudoacacia) e nei coltivi abbandonati esposti a Sud cioè nei punti assolati troviamo la ginestra (Spartium junceum); poi salendo sempre a sinistra notiamo lungo le strade e nelle scarpate il citiso (Cytisus sessilifolium) e la ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius).

Ancora più in alto, nella bellissima ed ampia conca sotto il crinale che va dal monte Colma al Bric Ciapassin, il bosco è molto esteso. Principalmente è diffuso il castagneto a ceduo (Castanea sativa) inselvatichito con sottobosco che presenta l’agrifolio (Ilex aquifolium) abbastanza frequentemente e anche qualche esemplare di pungitopo (Cuscus aculeatus). Nelle zone aride e pendenti troviamo il querceto a roverella (Quercus pubescens) e anche a rovere (Quercus petracea) con sottobosco erica (Erica arborea), qualche ginepro (Juniperus communis) e raramente l’agrifolio. Sul crinale e nei luoghi pietrosi come ad esempio nella località Pietra Grossa troviamo il pino (Pinus sylvestris) e il pinastro (Pinus maritima), con il sorbo (Sorbus aria) e l’erica arborea.

Nei pressi del Bric Ciapassin sta avanzando e scendendo la faggeta (Fagus selvatica) e ovviamente anche il castagneto selvatico nelle zone di pascolo abbandonato. Il faggio lentamente e spontaneamente sta tornando nel suo ambiente assieme all’acero di monte (Acer pseudoplatanus) e al nocciolo selvatico. In tardo autunno nella parte alta del rio Bruxe, subito dopo la caduta delle foglie del castagno, notiamo il meraviglioso giallo-oro delle foglie del faggio: è un bellissimo spettacolo!

Nei prati alti della valle e in particolare nelle località Piambello e Fontanazzi, sulla cresta con la valle Piota, troviamo in tarda primavera e inizio estate molte stazioni di orchidee selvatiche dalla stupenda fioritura: Dactyloriza sambucina (in forma gialla e forma rosa-rosso), Orchis maculata, Ophrys fuciflora, Serapias vomeracea, Serapias lingualunga; scendendo verso il basso nelle radure le orchidee più frequenti sono Orchis morio, Orchis purpurea, Ophrys apifera, Limodorum abortivum, Cephalanthera longifolia.

Nei querceti della media valle a fine giugno-inizio luglio appare la stupenda fioritura del giglio di San Giovanni (Lilium bulbiferum croceum).

La parte destra della valle Berlino, salendo da Rossiglione, presenta in gran diffusione il castagneto a ceduo con qualche pinastro (Pinus maritima) sul crinale. Nelle bellissime valli del rio Testaquara e del rio Lavazzei in alto si fa strada il faggio.

 

IL CASTAGNETO OGGI

 

I fitti boschi di castagno che ricoprono la valle anche nei versanti ripidissimi costituiscono un ambiente pittoresco ed omogeneo tutto l’anno ma più evidente nei mesi invernali. Ogni albero di castagno presenta i suoi fusti laterali (polloni) che partono dal ceppo e si alzano dritti verso il cielo.

L’assetto omogeneo del castagneto è dovuto all’elevato potere ombrofilo della pianta e ai suoi particolari chimismi; lo spesso strato fogliare si decompone lentamente e ostacola quindi la germinazione dei semi di altre piante.

Il sottobosco presenta specie ombrofile come la felce aquilina (Pteridium aquilinum) e la felce maschio (Dryopteris filix mas) o le specie a fioritura precoce perché in primavera la copertura fogliare della chioma dei castagni non è ancora avvenuta e quindi la luce solare arriva al terreno. Tra queste piante precoci notiamo principalmente: il campanellino (Leucojum vernum), gli anemoni (Anemone epatica, A. nemorosa), il dente di cane (Erythronium dens canis), la scilla (Scilla bifolia), gli occhi della Madonna (Omphalodes verna). In questi ultimi anni sta avanzando nei castagneti della val Berlino il bellissimo arbusto agrifolio (Ilex aquifolium) specialmente nei versanti esposti a Sud.

Circa le due gravi malattie fungine dette “cancro della corteccia” e “mal dell’inchiostro” che da quasi 100 anni colpiscono il castagno, possiamo osservare che per ogni ceppaia ci sono 4 o 5 polloni sani ove sono presenti tali malattie.

Pertanto il ceduo di castagno per la sua grande potenzialità di proliferazione pollonifera manifesta naturale resistenza a queste malattie.

Ora però vediamo anche il lato negativo della ceduazione del castagneto. I ceppi, a causa dei tagli, sono costretti a “spremere” dall’apparato radicale risorse energetiche e scorte di amido per ricacciare e ricostituire il fusto e la chioma; se i tagli sono ripetuti, c’è un indebolimento dell’apparato radicale e necrosi di porzioni di radici. Se poi si abbandona il taglio ceduo è ancora peggio perché abbiamo per ogni ceppo, 5 o 6 altissimi polloni su un apparato radicale debole e superficiale, facilmente ribaltabili per l’azione prolungata di piogge, nevicate e di forti venti nei tratti di grande pendenza come quelli sotto il crinale che dal Bric Valcalda al monte Pracaban.

Nei suoli acclivi il ceduo semplice di castagno non è una copertura vegetale che tutela, in occasione di piogge intense e continue purtroppo molto frequenti in questa zona; si può verificare lo scalzamento delle ceppaie e il loro trasporto a valle con accatastamento contro argini e piloni di ponti (fatti accaduti diverse volte, in particolare nella disastrosa alluvione dell’ottobre 1977). Inoltre, è abbastanza frequente anche la seguente situazione: la galaverna sui castagni seguita dalla pioggia; in questo caso il peso dell’acqua ha fatto spezzare a metà i lunghi polloni di moltissimi alberi e molti castagni sono stati anche interamente divelti (fenomeno purtroppo molto evidente nel dicembre 1996 e nel gennaio 1998).

Per la sistemazione idrogeologica dei versanti in forte pendenza occorrerà seguire anche le leggi dell’Ecologia Vegetale: trasformare i castagneti puri in fustaie di altre latifoglie come la rovere con l’acero di monte e l’orniello e nella parte alta il faggio ovvero le essenze arboree che vivevano qui prima di mille anni fa cioè prima dell’introduzione del castagno.

 

ASPETTI FAUNISTICI

 

La popolazione animale risente molto degli squilibri odierni provocati in particolare dalla difficile  ed errata gestione dell’attività venatoria.

Sono in forte soprannumero il cinghiale (Sus scrofa) e il capriolo (Capreolus capreolus); sono specie che si disturbano a vicenda e questi Mammiferi Ungulati proliferano non tanto per la loro riproduzione sessuale e per il confine che la valle Berlino ha con il Parco di Capanne di Marcarolo, ma semmai per le loro immissioni periodiche effettuate in zone non molto distanti…

Comunque le catene alimentari dell’ecosistema Bosco Appenninico e la biodiversità faunistica, sono ancora in discrete condizioni.

Tra i consumatori di I° ordine citiamo gli Anfibi come la rana e il rospo (Bufo bufo) e la salamandra comune (Salamandra salamandra) molto diffusa nel castagneto lungo i rigagnoli d’acqua.

Tra i consumatori di II° ordine notiamo i Rettili come il biacco (Coluber veridiflavus)  e anche la non rara vipera (Vipera aspis). A proposito di vipere si è osservata una loro diminuzione rispetto a 20-30 anni fa; questo fatto è probabilmente dovuto alla maggior presenza dei predatori della vipera e delle bisce come gli Uccelli Rapaci . Troviamo abbastanza frequentemente la poiana (Buteo buteo) e il gheppio detto “chervella” (Falco tinnunculus). In alto, tra il bric Ciapassin e il monte Pracaban, è presente, ma non diffuso, il biancone detto aquila dei serpenti (Circaetus gallicus) elegante predatore di rettili; è presente da noi nelle pinete da marzo a settembre dove nidifica abbastanza presto, poi migra prima dell’inverno in Africa a Sud del Sahara.

Il gheppio si osserva facilmente nelle ore centrali della giornata quando voleggia con traiettoria circolare a caccia delle sue prede.

Presso i cascinotti, nei boschi e in vicinanza delle case, è facile incontrare il ghiro (Glis glis) e lo scoiattolo (Sciurus vulgaris).

Nella bella stagione di giorno si sente, a volte, il verso del cuculo (Cuculus canorus) e il ticchettare del picchio rosso maggiore (Dryobates maior).

Di notte è diffuso il concerto degli strani versi dei rapaci come l’allocco (Strix aluco) e anche del gufo (Asio otus); questi rapaci notturni non sono più rari come qualche anno fa.

Si può avvistare la donnola (Mustela nivalis), la faina (Mustela faina) e qualcuno ha visto anche la volpe (Vulpes vulpes).

 

 

 

   

Prof. Renzo Incaminato

 

 

 

 

 

 

 

 

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