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ASPETTI NATURALISTICI DI ROSSIGLIONE
A cura del Prof.
Renzo Incaminato
( Molte immagini sono
del Prof. Incaminato, alcune di
esse sono state realizzatela Andrea
Bruzzone . Le foto della fauna sono a cura del Prof. Gianni Carrara . ) LA
VALLE GARGASSA
Tutta
la valle è interamente compresa nel Parco Regionale Ligure del monte Beigua. Il
torrente Gargassa si getta
nello Stura a Rossiglione
proveniente da ovest, ma risalendolo dopo circa 2 km gira verso sud e scorre
in direzione quasi parallela a quella del torrente Stura. Il
suo bacino raccoglie le acque che vanno dal monte Nero, verso est, sopra
Rossiglione. Poi il bacino va lungo il crinale fino al monte Pavaglione, verso
sud-est. A sud ha sorgenti dal Bric
Roccianera e dal Colle dei Ferri, situati
in prossimità della Cima di Masca. Poi ha
sorgenti lungo il crinale ovest che passa dal monte Poggio e va fino al monte Calvo; da quest’ultimo
monte parte il suo principale affluente, il torrente Gargassino, che
incontra nei pressi dell’omonima cascina, vicino al campo sportivo di
Rossiglione. Aspetti Geologici
In quei lontanissimi tempi abbiamo avuto così la tormentata nascita e il sollevamento delle Alpi Liguri. L’avventura proseguì poi nel terziario, nel periodo chiamato Oligocene (40 ¸ 35 milioni di anni fa), quando un nuovo mare assai diverso dal precedente e impetuoso arrivò da nord-est (TRASGRESSIONE) a lambire il gruppo delle nostre ofioliti. Verso questo mare Padano vennero trasportati gigantesche quantità di materiali e di detriti come massi, ciottoli, sabbie che enormi alluvioni e fenomeni di progressivo sollevamento tettonico avevano eroso dalle “rocce verdi”. Le lagune e le paludi furono riempite da questi sedimenti che si depositarono periodicamente a strati, generando grandi spessori dove c’erano fosse adatte a raccoglierli come qui in val Gargassa; avvenne poi la cementazione di questi sedimenti e si formarono così i conglomerati. Il conglomerato della val Gargassa è molto
eterogeneo, ha una struttura formata da ciottoli e frammenti grossolani detti
clasti di varie dimensioni: da
sabbia fine fino a 1 m; questi clasti
sono cementati da una matrice legante arenarea derivante dalla detrazione
degli stessi litotipi che costituiscono i clasti
stessi ( a volte si nota una cementazione calcitica ). I clasti sono di natura prevalentemente serpentinitica e in minor parte calcescistosa con forma più o meno
arrotondata.
Il
mare Padano incominciò a ritirarsi ( REGRESSIONE ) sempre per l’innalzamento progressivo
del fondo e delle ofioliti
durante l’orogenesi del
sistema Alpino-Appenninico e tutte queste rocce allo scoperto subirono
l’azione degli agenti atmosferici che le hanno erose e trasformate così come
oggi le vediamo. Diversi
sono i fattori che hanno contribuito al modellamento della valle e che hanno
sul suo evolversi: l’intenso processo di fatturazione dovuto ai fenomeni
tettonici dell’orogenesi alpina,
le diverse caratteristiche delle rocce presenti,
i processi di frammentazione e disgregazione delle rocce a causa
dell’alternanza tra gelo e disgelo (crioclastisismo)
e l’azione dell’acqua che ha eroso in modo selettivo. Si
sono così originate strettoie e gole, affioramenti rocciosi dalla forma
strana come il Muso del Gatto: roccia a
strapiombo dalla somiglianza caratteristica persa però in parte a causa di
una frana avvenuta 30 anni fa.
Sul
versante sud della Torre delle Rocche dei Corvi (Rocca Giauna) troviamo una
strana cavità di circa 30 m di sviluppo detta Grotta delle Streghe. La
stratificazione dei conglomerati
è poi veramente suggestiva ed è evidente in quasi tutta la valle. Sulle
rocce serpentinitiche l’azione
dell’acqua ha scavato e fatto scavare con un’azione abrasiva da pietre
rotolanti a mulinello le cosiddette “Marmitte dei Giganti” ; le marmitte
sono presenti qua e la e anche salendo nelle diramazioni minori della valle
principale. Durante il periodo di scioglimento delle nevi e anche dopo un lungo periodo di piogge tutta la valle ci presenta un’alternarsi di salti d’acqua e di cascatelle con laghetti e rigagnoli periodici:il paesaggio è da fiaba! FLORA E VEGETAZIONE Risalendo
la valle a partire dalla cascina Gargassino, presso il campo sportivo di
Rossiglione, troviamo il torrente: il salice (Salix alba), il salicone (Salix Caprea) l’ontano (Alnus glutinosa), il carpino nero (Ostrya carpinifolia); più distante Proseguendo
sempre in basso il torrente attraversa rocce serpentiniche
e quindi troviamo una vegetazione scarsa costituita dal pino (Pinus pinaster, Pinus nigra) e da
qualche erica (Erica
arborea). Dopo
qualche piccola radura dove fioriscono in marzo il dente di
cane (Erythronium dens canis)
e la fegatella (Anemone
halpatica) e in aprile la scilla (Scilla bifolca) e l’orchidea (Orchis morio) si arriva nella zona dei
conglomerati. Ci troviamo sotto una bella pineta di rimboschimento (Pinus nigra) instaurata probabilmente nel decennio
1930. Sempre risalendo il torrente tra splendide bancate di conglomerati raggiungiamo girando a
destra un tratto pianeggiante detto Cian der Nizore dove
appunto abbonda il nocciolo selvatico (Corylus avellana). Dopo
il guado, sotto la formazione rocciosa detta Muso del Gatto, ricompare sulla
sinistra un esteso querceto (Quercus petraia, Quercus pubesieus) e
subito presso la fonte troviamo una abbondante stazione di campanellino (Leucojum vernum) che fiorisce a
febbraio; il sottobosco presenta, oltre alle eriche e ai ginepri, il raro
fior stesso (Daphne
mezereum), l’iris selvatico (Iris graminea) e il giglio di San Giovanni (Lilium bulbiferum, Lilium croceum). La
graminacea più diffusa vicino alle acque del torrente è la molinia (Molinia cerulea) con abbondante ciuffo
erbaceo giallo in autunno – inverno. Nel sottobosco del querceto la
graminacea caratteristica è il Brachjpodium
pinnatum detto erba barca. Vicino
all’acqua oltre la zona della Veirera
troviamo la felce dolce (Polypodium
vulgare) e la felce maschio (Dryopteris filixmas). Più in alto tra il
monte Pavaglione e il bric Roccianera verso la Cima di Masca e il Colle dei Ferri
notiamo qualche esemplare di felce regale o florida (Osmunda regalis) che è da ritenersi un
relitto terziario ovvero una
specie che viveva qui più diffusamente nell’era Terziaria con clima di tipo
tropicale e che ha resistito alle glaciazioni dell’era Quaternaria (l’ultima
glaciazione è avvenuta 12.000 anni fa). LA VEGETAZIONE SUI CONGLOMERATI Trattandosi
di substrato roccioso con clasti (ciottoli)
prevalentemente serpentinici la
vegetazione è piuttosto rada; troviamo il pino autoctono cioè il pino
silvestre (Pinus sylvestris)
e i pini importati ovvero il pino marittimo (Pinus pinaster) e il pino nero (Pinus nigra), notiamo anche qualche erica (Erica arborea) e qualche ginepro (Juniperus communis). Su queste rocce si
sviluppa però una caratteristica vegetazione con piante resistenti ai climi
aridi e ai terreni ricchi di magnesio (il silicato di Mg delle serpentiniti);
sono piante adattatesi a vivere (sopravvivere) in condizioni di suolo molto
scarso e in presenza di alte temperature nelle ore centrali del giorno. Il
colore scuro della roccia favorisce infatti l’assorbimento dei raggi solari e
nei mesi caldi la temperatura del suolo è in pieno giorno assai elevata. Troviamo
delle consociazioni di specie con formazione a cuscinetto, anche per
resistere al vento, che cooperano per sopravvivere in queste condizioni
difficili. Tra le specie più frequenti registriamo la santoreggia
montana (Satureja montana), l’euforbia spinosa (Euphorbia
spinosa),il cerastio ligure (Cerastium utriense),la dafne odorosa (Daphne
cneorum), la robertia (Hypocoeris robertia), il solfino o elicrisio (Helichrysum italicum); troviamo anche
piccole felci come la Ceterah officinalum e l’ Asplenium cuneifolim. Su buona parte di queste rocce a
conglomerato (ad esempio le Rocche dei
corvi, il Balcone della Signora, il Muso del Gatto) c’è una buona
copertura di lichene geografico (Rhizocarpon geographicum)dal colore
giallo dorato. Flora e vegetazione della parte
alta della valle. Sul
crinale che va da sopra a Rossiglione, dalla cascina
Albarina fino al monte Pavaglione,
cioè sullo spartiacque tra la val Gargassa e la valle Stura troviamo, oltre
ai pini sui conglomerati,
il castano e le querce nei tratti di suolo non serpentinici. Alle
sorgenti del Gargassa, presso il monte Pavaglione
e il bric Roccianegra e anche
presso il colle dei Ferri,
troviamo un ambiente di piccola torbiera con cariceto a sfagni (muschi) e a paleo (festuca) e con arbusti bassi come l’erica (Erica carnea) e il brugo (Calluna vulgaris) FAUNA
La Val Gargassa ci offre la presenza di numerose
specie di uccelli; di facile
osservazione sono i rapaci diurni gheppio (Falco tinnunculus) detto in
dialetto “cervella”,
la poiana (Buteo
buteo) e biancone
(Circaetus gallicus) detto “aquila di
serpenti”. Il biancone non è molto diffuso ma nelle pinete riesce
anche a nidificare molto presto; vive da noi da marzo a settembre poi migra
prima dell’inverno in Africa a sud del Sahara; è un elegante ed efficace
predatore di bisce e vipere. Tra i
rapaci notturni ci sono il gufo comune (Asio otus) e l’allocco (Strix aluco) predatori di roditori. Notiamo
facilmente il picchio rosso maggiore (Drjobates maior) e il picchio
verde (Picus viridis).
Sono Tra i
mammiferi stanno proliferando il
cinghiale (Sus
scrofa) e il capriolo (Capreolus capreolus); queste due specie
di Ungulati si disturbano a vicenda ma aumentano di numero squilibrando
l’ecosistema basso appeninico con danni al sub strato di humus del
sottobosco, al tappeto di muschi e ai germogli di arbusti e alberi, quindi
danni al patrimonio forestale. E’ frequente osservare nei boschi e nei pressi dei ruderi delle
cascine lo scoiattolo (Sciurus
vulgaris) e il ghiro (Glis glis). Sono
state avvistate la faina (Mustela faina), la volpe (Vulpes vulpes) e anche il tasso (Meles meles).
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